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LE VALLI DI SANT'ANTONIO


Situata all’estremità orientale delle Alpi Orobie, la Riserva tutela due splendide vallate gemelle, la Val Brandet e la Valle di Campovecchio: separate da una lunga dorsale, le valli si congiungono presso il pittoresco nucleo di S. Antonio, incastonato tra le acque di due stupendi torrenti, che raggiunse il suo massimo sviluppo tra la fine del XVIII ed il XIX secolo, quando aumentò l’interesse per lo sfruttamento delle risorse minerarie e silvo-pastorali presenti. I trascorsi minerari sono oggi testimoniati da alcuni forni fusori che, in particolare in Val Brandet, raccontano un passato di fatica e sacrificio. 
confini della Riserva Naturale Regionale “Valli di Sant’Antonio” comprendono gli ambiti interessati dai torrenti Campovecchio e Brandet fino alla loro confluenza presso l’abitato di Sant’Antonio e da qui a scendere fino alla località Les - mantenendosi ad una distanza di circa 150 metri dall’alveo, sia in sponda destra sia in sponda sinistra - e includendo gli insediamenti rurali di Campovecchio e Brandet nonché la piccola frazione di Sant’Antonio. Verso l’alto la Riserva Naturale lambisce i pascoli della Malga Casazza in Val Brandet e quelli della Malga Enet in Valle di Campovecchio, per un’estensione complessiva di circa 239 ettari.
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Dal punto di vista altimetrico si passa dai 1000 m s.l.m. nei pressi del punto di confluenza della Valle di Sant’Antonio con il Fiume Ogliolo (loc.tà Fucine) per arrivare fino alle vette più alte in quota dei monti Torsolazzo (2604m), Lorio (2674 m), Telenek (2748 m ), Sellero (2733 m), Culvegla (2613 m) e Borga (2734 m ) che delimitano il bacino idrografico della Valle di Campovecchio ed i monti Torsoleto (2705 m), Piz Volt (2641 m), Palone del Torsolazzo (2670 m), Zingo-Bernù (2597 m), Palone del Soppressa (2588 m) e Palone di Bondone (2535 m) i quali delimitano invece il bacino idrografico della Valle Brandet.
Le due vallate attigue solcano il territorio con andamento Sud-Nord, confluendo nella Valle di Sant’Antonio nei pressi dell’omonimo nucleo insediativo; i versanti assumono pertanto caratteristiche esposizioni Est e Ovest, con ambienti significativamente differenti.


VEGETAZIONE, FLORA E FAUNA


Il paesaggio vegetale si estende dai prati di fondovalle e dalle formazioni igrofile riparali fino ai pascoli d'alta quota, passando per tutti gli orizzonti intermedi. La formazione forestale dominante è la pecceta, costituita da abete rosso e raro abete bianco. Tra le latifoglie, l’ontano bianco e il salice caratterizzano le rive dei torrenti mentre sorbi, frassini, aceri e betulle incrementano la biodiversità delle abetaie. Luminosi lariceti lasciano il passo, salendo in quota, alle alnete, ai rodoreti, alle praterie alpine. Il paesaggio delle terre alte è impreziosito da laghi incantevoli, ancora poco conosciuti, come il lago di Torsolazzo, di Torsoleto, di Sonno e di Picol.

Tra i mammiferi si ricordano camoscio, muflone, capriolo, cervo, marmotta, ermellino, scoiattolo, lepre bianca e lepre comune, tasso, ghiro, riccio, faina e martora. La volpe é facilmente avvistabile, specialmente nel periodo invernale, quando é costretta a lunghi spostamenti in cerca di cibo e facilmente identificabile anche per le inconfondibili tracce sulla neve.


Tra i grandi rapaci é da segnalare l’aquila reale, diffusa la poiana e diversi falchi (principalmente gheppio e smeriglio), preferibilmente avvistabili in corrispondenza delle postazioni di media quota. Presenti anche molti dei rapaci notturni quali gufo comune, gufo reale, civetta nana, allocco.  

Coturnice, pernice bianca, francolino di monte, gallo forcello e, recentemente accertato, il raro gallo cedrone frequentano, con buone densità, gli ambienti forestali meglio conservati, i pascoli alti, i lariceti e le cenge più inaccessibili.
Rettili e anfibi possono essere rinvenuti in stazioni particolari o estreme, i primi preferibilmente sui versanti assolati e rocciosi delle zone meno disturbate dal presidio antropico, comunque in vicinanza d’acqua, i secondi in vicinanza di torbiere, pozze o ristagni d’acqua. L’anfibio più diffuso è Rana temporaria.


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